TEQUILA

Gocce di luna salata,

scavano abissi nel cuore,

scoprono ferite mai rimarginate.

L’aria spande i polmoni e sale,

fino al cervello. Raggiunge ogni

meandro e libera lo spirito

che vola accanto alla gazza,

sopra al campo ferito dai passi

rotondi dell’uomo.

Ogni sorso devasta la mente,

scioglie, mattone su mattone,

le barriere murate che celano

un animo ferito, lacero, contuso.

Tumulato nella propria indifferenza.

Chiuso in torri d’arroganza. Debole.

Fragile. Ma sempre vivo.

 

Salgono le rotaie del treno,

rassegnate, fino al triste cielo,

mentre l’ultimo sorso

accende sapori, umori; sensazioni

seppellite nella nebbia dell’oblio,

dal tempo della memoria.

Il ricordo ferisce, avvinghia cuore

e anima, un sottile filo di nylon.

Ogni sussulto sanguina una ferita.

Ogni sospiro chiede il sapere.

Di te.

 

L’ultimo sorso seppellisce ogni pensiero.

Fino al successivo.

Il velo lacerato ricopre ogni cosa

e l’ultimo sapore

svuota il vaso, non più pieno.

Tutto torna ciò che era:

erba alta, il luminoso mare in tempesta.