L’ORCHESTRA

Il vento pennella violento

la pelle d’acqua, salda e immobile;

d’irruenza frusta sabbia ed arbusti,

suoi musicanti d’orchestra.

Gli anfratti dei sassi vibrano d’ancia,

la corrente tambura sul fondo.

L’aria flagella, ogni cosa

meritevole di tanto disprezzo.

Taglia e punisce,

esplode e ferisce,

il mio viso avvolto dal sudario.

Tutto è strumento della sua orchestra.

 

Musica che rappresenta,

il palco illuminato,

le luci del riverbero,

violenza e forza divengono delicatezza.

Sfiora la pelle che vibra,

diviene opaca, e fugge,

in branchi di pesci colti d’ansia.

Si colora. Sfiorata dall’amante,

contorta nell’attesa,

del tatto successivo.

 

Tracce umane rotolano invadenti,

cacofoniche e rumorose:

il moto insensibile dell’animo umano,

toglie il sudario, e

l’assolo solare, in silenzio,

svanisce,

e tutto tace,

nuovamente.

Non il nome tuo;

scritto sulla cenere

di un fuoco ormai spento.