ETTORE

In piedi osservi il tuo piccolo

che lo sguardo volge alla nutrice

rifuggendo, impaurito, dalla greve corazza

e dall’alto crine, il tuo abbraccio.

Ridi affettuoso insieme al calore

di tua moglie, dell’ingenua innocenza

che più non riconosce il padre.

Tra armi di bronzo, elmo, strati di cuoio,

e la corazza, tu, lo splendido Ettore.

Spoglio del peso, futuro, godi

l’ultimo istante, insieme.

L’amore ti vuole con loro, anche

ti chiama fuori dalle sacre mura.

Il figlio del tempo darà gloria

dove infuria la battaglia tra aste

in legno, sangue e polvere.

A Tetide il tuo destino è promesso

per mano del figlio suo, maledetto.

Tra le mani dei cari, la morte a fianco,

il tuo coraggio non rinnega, e il fato

affronta per farne tuo schiavo.

Poco conta il non riuscire certo.

La passione non è dell’invincibile,

ma dell’umano: chi non può perdere

mai sarà vittorioso.