MATTINA D’OTTOBRE

Una sedia, la casa vuota,

riparo dal prematuro freddo d’ottobre

tra campi arati e il prato antistante.

Passeri evitano agguati

di un grosso gatto rosso.

Altre case lontane, schiarite

da un flebile sole malato.

Il vento leggero muove foglie

e petali di rose, conducendo altrove

lo starnazzare impervio di anatre ed oche.

Si culla nei lobi delle orecchie,

il suono rurale dell’erba muta.

Nella sala dall’ampia vetrata,

la compagnia viene dal

crepitare sommesso,

dall’ardere della stufa,

scaldando più il rumore, del calore.