IL PESCE SPADA

Veemente tra gli snodi di blu

dell’oceano infinito, sempre più tinto,

dal rosso della mattanza,

fino alla superficie increspata,

bianca di schiuma come fosse bava,

dove ormai giace tra i flutti

la tua compagna arpionata.

Alla superficie precipiti,

gonfio di ferocia primitiva e animale,

infrangi lo specchio che solca il confine

tra cielo e mare, e possente ti ergi,

a gettare nell’oscura tenebra

i marinai in agguato sulla barca,

ammirati della tua fierezza

e dalla nobiltà dei lineamenti,

guerriero dall’affilato gladio.

Smarriti vedono il sole oscurarsi,

sparire dietro l’ombra possente,

atterriti dalla vendetta.

Non della tempesta, ma del contrarsi violento

della tua letale stoccata.

Sei per loro Caronte che, altrove

traghetti, mentre di rabbia infierisci

su corpi molli, assi legnose, reti,

vele di tela, in una lotta senza scudi,

tu, carnefice vendicatore.

La battaglia esplode in tumulto e

le vittime disarcionate dalla vita

cadono inermi e bocconi,

nella purea di sangue.

Termina il terrore quando

cadi sfinito accanto a lei,

il sangue rubino ad unirvi,

sopporti le bastonate,

esangue attendi,

il colpo che vi ricongiunga.