IL PICCONE

Un abbraccio limpido

tra luci di colline,

inghiottite dall’eremo

della notte luminosa.

Intesa di respiri,

che s’avvinghiano,

s’avvolgono come nastri,

i nostri.

Teneri e ansimanti,

gonfi di speme,

caldi di dolci illusioni.

Veleggiando su baratri,

tra le risacche del cuore,

le vele tese,

cucite di belle parole.

D’improvviso quel colpo,

subitaneo e sordo,

dalle tue mani, per la tua bocca,

dentro il petto, il mio.

Senza respiro

di aria chiusa nei polmoni.

Erto sullo sterno,

il manico in tue mani.

Sorrido, e guardo

Venere in cielo,

dissimulando la mia piccola

morte tra le lettere

di un nome odiato.